Stato inadempiente con gli enti locali che ospitano le vecchie centrali
Ancora irrisolto il problema del sito unico nazionale nel quale dovranno essere raccolte le scorie radioattive
ROMA. Secondo le carte del governo, i comuni che decideranno di accogliere le nuove centrali nucleari potranno ottenere sostanziosi bonus. Somme ingenti che potrebbero raggiungere anche i dieci milioni di euro l’anno. Promesse per il futuro che non piacciono all’Anci dal momento che i comuni sede di precedenti servitù nucleari stanno ancora aspettando il pagamento di robuste compensazioni pregresse. Soltanto per il periodo 2005-2009, denuncia l’Associazione dei comuni italiani minacciando clamorose azioni di protesta, agli enti locali che ospitano i vecchi impianti spetta la restituzione di una somma compresa fra i 150 e i 180 milioni di euro.
E poi restano aperti i problemi dello smantellamento dei vecchi impianti, che continuano a scaldare e devono essere sorvegliati 24 ore su 24, e della rimozione delle tonnellate di scorie che ancora giacciono in depositi non sicuri. Le ostilità sul territorio, mentre il governo sogna di procedere “manu militari”, si stanno insomma moltiplicando. Anche e non solo perchè l’esecutivo, pur parlando di grandi campagne informative dedicate alla cittadinanza, ha finora rifiutato di rivelare i nomi delle località destinate ad accogliere i primi quattro impianti frutto dell’accordo di partenariato fra Enel e la francese Edf. Un silenzio che, secondo molte forze politiche, resterà tale fino alle elezioni regionali di marzo.
I criteri per la scelta dei siti sono stati elencati più volte e non sono mai variati nel tempo. Come i precedenti i reattori Epr hanno bisogno di grandi quantità d’acqua e di un terreno a bassa sismicità, preferibilmente non soggetto a inondazioni e scarsamente popolato.
Nella mappa dei luoghi papabili ci sono dunque i comuni che già ospitavano gli impianti chiusi dal referendum del 1987, vale a dire Trino Vercellese, Caorso, Garigliano e Montalto di Castro. Ma tra le candidature, secondo le denunce dei Verdi, rientrano anche Termoli (provincia di Campobasso), Porto Tolle (provincia di Rovigo), Monfalcone (provincia di Gorizia), Chioggia (provincia di Venezia), Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento) e infine Oristano.
Una lista fin troppo lunga alla quale, secondo indiscrezioni, andrebbero aggiunte anche un paio di località pugliesi.
Nel conto, ovviamente, deve poi entrare la costruzione del deposito nazionale delle scorie che il governo ha affidato alla Sogin, ma sul cui progetto gravano immensi problemi tecnici. Problemi che allo stato non hanno trovato soluzioni definitive in nessun paese del mondo. I nodi riguardano anche la tecnologia degli impianti Epr che, per quanto di nuova generazione, non sarebbero proprio al massimo livello.
Di recente le autorità per la sicurezza di nucleare di Francia, Finlandia e Regno Unito hanno ad esempio imposto ad Areva di modificare i software di gestione delle centrali dopo avere scoperto che questi non offrivano sufficienti garanzie in caso di emergenza.
Intoppi su intoppi che portano a tempi sempre più lunghi e a costi sempre più elevati. (n.a)
Tratto da LA NUOVA SARDEGNA 4/02/2010