ROMA. Attesa e temuta, la riforma della scuola si è materializzata ieri con il via libera del Consiglio dei ministri. «Riforma epocale» l’hanno battezzata il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e il premier Silvio Berlusconi in conferenza stampa. «Un taglio epocale alla scuola» ha invece bollato il provvedimento il segretario del Pd Pierluigi Bersani. Confermate le anticipazioni delle settimane scorse con un massiccio sfoltimento di indirizzi e ore di studio sia nei licei che negli istituti tecnici e professionali. La riforma della scuola entrerà in vigore il prossimo anno scolastico solo per le prime classi, ma nei tecnici e nei professionali le riduzioni di orario riguarderanno tutte le classi. Previsto nei professionali l’inserimento in stage aziendali in alternanza con lo studio: di fatto l’obbligo scolastico cessa a 15 anni invece che a 16. In rivolta le opposizioni, i sindacati e le associazioni degli studenti: «Una riforma che accentua le divisioni sociali e che è funzionale solo ai tagli del governo».
Cosa cambia nei licei. Si passa da 450 indirizzi a sei licei: classico, scientifico, linguistico, artistico, musicale e delle scienze umane. Al classico lingua straniera per 5 anni, allo scientifico più ore di matematica e discipline scientifiche. Tre lingue straniere al linguistico, nel liceo musicale 40 sezioni e 10 coreutiche. Il liceo delle scienze umane prende il posto del sociopsicopedagogico.
Istituti tecnici. Da dieci settori e 39 indirizzi si passa a due settori (economico e tecnologico) e undici indirizzi. Orario settimanale di 32 ore, e potenziamento dei laboratori: 264 ore nel biennio e 891 nel triennio del settore tecnologico. Secondo le intenzioni ci sarà un’area di istruzione generale comune ai due percorsi e in distinte aree di indirizzo legate al mondo del lavoro e al territorio. Aumentano le ore di lingua inglese e si favorisce la diffusione di stage, tirocini e alternanza scuola-lavoro.
Professionali. Due macro-settori al posto dei cinque settori e 27 indirizzi attuali. Si tratta di servizi e industria-artigianato, con sei soli indirizzi. Le ore di lezione passano da 36 a 32. Il percorso è articolato in due bienni e un quinto anno. Gli istituti potranno utilizzare le quote di flessibilità per organizzare percorsi per il conseguimento di qualifiche triennali e diplomi professionali di durata quadriennale. Nel secondo biennio e nel quinto anno prevista l’alternanza scuola-lavoro.
Lo scontro politico. Da Pd, Idv, e anche se con più prudenza dall’Udc, è un coro di no alla riforma che «taglia ore di lezione, risorse per la scuola, competenze». Sotto tiro l’intero impianto della riforma, che secondo il Pd allontana l’Italia dagli standard europei. «Un riordino dettato solo dalle esigenze di bilancio di Tremonti» dice Bersani. Casini sostiene che la riforma «è indispensabile ma non si fanno le nozze con i fichi secchi. Il governo dimostri che sulla scuola ha intenzione di investire e non solo di risparmiare». Borghesi (Italia dei Valori) si chiede se «Berlusconi ha letto la riforma sulla scuola. L’impressione è che non l’abbia fatto. Sta passando una riforma scritta dalla Confindustria e priva di risorse adeguate». Chiaro il riferimento al capitolo poco chiaro degli stage nelle aziende. Dure critiche da Cisl e Uil, mentre Mimmo Pantaleo (Cgil) invita alla mobilitazione e allo sciopero. Il ministro Gelmini: «Bersani e la sinistra non vogliono modernizzare la scuola, sono contrari a qualsiasi riforma per questo Paese». Berlusconi ha detto che «niente è più falso dell’accusa di aver cambiato per fare cassa. E’ una legge che ci mette in linea con l’Europa».
I presidenti delle consulte degli studenti, infine, bocciano la riforma, chiedono più fondi per la scuola, «uno statuto degli studenti e stage per garantire i rapporti col mondo del lavoro che siano realmente un’esperienza formativa e non un mero lavoro gratuito».