CAGLIARI. Mentre la Sardegna si interrogava sul futuro dell’industria e dei posti di lavoro, di cui domenica si era occupato persino il Papa, ieri c’è stato un duro scontro in Consiglio regionale sul caso delle «assenze onorevoli». La presidente Claudia Lombardo, che aveva fatto pubblicare i dati sul sito istituzionale, è stata messa sotto accusa soprattutto dalle opposizioni, che hanno parlato, chiedendo una commissione d’inchiesta, di «numeri falsi e manipolati» gettando fango sul Consiglio e sui singoli a fini politici. Fortemente polemico anche Renato Soru.
La giornata consiliare (e molti si sono pentiti di non averla dedicata al confronto sulla crisi industriale) è iniziata nel peggiore dei modi: è subito mancato, causa assenze nel centrodestra, il numero legale. Il il capogruppo del Pd, Mario Bruno, ha così denunciato la «responsabilità di chi ci governa». Sempre il Pd, con Franco Sabatini e Gian Valerio Sanna, ha accusato la presidente di operazione «politica e mediatica» con «dati falsi e manipolati» per colpire gli avversari politici, «soprattutto l’opposizione», dato che non erano state scorporate le assenze in tutti quei casi (ben 62) in cui la minoranza ha chiesto la verifica del numero legale per far emergere la negligenza della maggioranza. Sanna ha chiesto una commissione d’inchiesta nei confronti della presidente. La Lombardo ha replicato punto su punto, come se si trattasse di un «question time», affermando che non ci sono gli estremi per la commissione d’inchiesta e che comunque condivide la precisazione del Pd a proposito dello scorporo delle votazioni in cui sono palesi le «assenze politiche». Durissimo, sempre nel Pd, l’intervento di Renato Soru, risultato il più assente di tutti. L’ex governatore ha detto che in questa fase è stato impegnato a «salvare Tiscali» e ha annunciato «cento nuove assunzioni». Ha rivelato di aver pensato di dimettersi («ma ho preso centomila voti più della coalizione, devo restare») e si è scagliato contro «l’operazione politica» condotta dalla Lombardo, pur precisando di «non voler discutere di impeachment».
Ci sono stati altri numerosi interventi, da parte soprattutto dei gruppi dell’opposizione. Tutti di critica nei confronti dell’iniziativa della Lombardo, che ha continuato a replicare, non perché non sia giusto pretendere maggiore efficienza ma per come la partita è stata gestita, finendo per rivelarsi un boomerang nei confronti della credibilità del Consiglio. La replica: «Non è colpa mia, avevo il dovere di denunciare l’assenteismo, l’ho fatto in modo trasparente». Il capogruppo di Sinistra, Luciano Uras, ha proposto interventi davvero risolutivi e ha chiesto (ottenendo il «sì» dell’aula) i termini abbreviati per la discussione della legge che riduce da 80 a 60 il numero dei consiglieri regionali.
Anche settori della maggioranza hanno polemizzato con la Lombardo: Nello Cappai (Udc), Nanni Campus e Nicola Rassu (Pdl), mentre la presidente è stata difesa strenuamente da altri, da Mario Diana e Pietro Pittalis (Pdl) a Pierpaolo Vargiu (Riformatori). Altri amcora hanno cercato di mediare: Mario Floris (Uds) sulla riforma del regolamento e Paolo Maninchedda (Psd’Az) sull’opportunità di discutere i problemi veri dell’isola.