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08/12/2008 - Immigrazione: coniugare sicurezza , legalità e solidarietà

L'immigrazione è fenomeno complesso, ma alcuni aspetti meritano di essere approfonditi. Sulla sicurezza è necessario agire con determinazione, con molta cura, con grande equilibrio. Avere un atteggiamento deciso, come è giusto fare, non significa accettare una linea puramente repressiva. Capisco che sia più facile, che sia “popolare” dire che bisogna far pattugliare il territorio da “ronde” di privati cittadini, ma non si risolvono i problemi facendo la caccia all'immigrato, superando i limiti della civile convivenza. Che fare allora? Far prevalere lo spirito della solidarietà ed aiutare queste persone ad integrarsi nella nostra società o fare la conta e rimandare indiscriminatamente indietro, verso un destino tragicamente incerto, tutti quelli in esubero rispetto alle nostre esigenze di interessata accoglienza? Bisogna affrontare il problema in maniera razionale senza farsi condizionare dagli ultimi avvenimenti che destano sì sensazionalismo, ma ci fanno allontanare da un intervento pacato e risolutivo. I cittadini immigrati chiedono di non essere solo merce da sfruttare, di non essere esclusi dalla dignità e dalla libertà di tutti i cittadini. Queste aspirazioni, antiche e moderne, espresse oggi dal mondo dell'immigrazione, appartengono alla nostra storia: non sono una questione separata e quasi privata che riguarda i soli cittadini stranieri ai quali comunicare tutt'al più una pur generosa solidarietà. Dal coro che in questi ultimi tempi si innalza all'interno dei palazzi e che sembra pervaso da un'unica direttrice che è quella di ricacciare indietro gli “invasori”, si distingue una voce che apre una seria riflessione. E' quella del Papa e di gran parte del mondo cattolico. Una voce che “ non vuole essere buonista ma realista”. Bisogna ricordare che si può e si deve dare sicurezza e tutela ai cittadini, salvaguardare i loro diritti, assicurare la loro libertà e la loro serenità, senza comprimere mai, in alcun modo, le garanzie costituzionali. “ Non bisogna dimenticare- ha detto Benedetto XVI- che la famiglia, anche quella migrante e itinerante costituisce la cellula originaria della società, da non distruggere, ma da difendere con coraggio e pazienza. Purtroppo- ha aggiunto- in non poche situazioni questo avviene con difficoltà, specialmente nel caso di chi è investito dal fenomeno della mobilità umana”. La posizione della Chiesa in materia di responsabilità è sempre stata molto chiara : gli immigrati devono rispettare le regole dei paesi in cui emigrano ma l'aspetto prioritario deve essere l'accoglienza. L'accoglienza deve esserci perché è motivo di integrazione Una accoglienza responsabile. Ovvero occorre garantire uguali diritti per tutti e insieme fare in modo che ciò avvenga in regime di reciprocità. “ Possiamo adoperarci per un'integrazione sociale e responsabile- afferma Marazziti della Comunità di S. Egidio- il che significa dare cittadinanza agli immigrati, aiutarli a trovare lavoro e punire i reati singolarmente”. In una nota elaborata dalla Federazione Scs/Cnos, Salesiani per il sociale, si ricorda che “nel binomio giustizia e solidarietà non c'è prima la giustizia e poi la solidarietà , come qualche amministratore ha detto; vanno coniugate insieme, altrimenti diventa una giustizia solo per pochi”. Queste posizioni e queste sollecitazioni ci impongono di rivolgerci agli immigrati con “ un paradigma conoscitivo non totalitario e chiuso, bensi' attento curioso, disponibile ad uno scambio, ad una condivisone anche di tipo culturale”. Mi sembrerebbe opportuno promuovere un'accoglienza dignitosa per uomini e donne in fuga dalla povertà e dalla miseria, a volte dalle guerre e dalle persecuzioni, alla ricerca di un futuro migliore per sé e per i propri figli, che vogliono venire in Italia per lavorare legalmente ed inserirsi a pieno titolo nella nostra società, rispettandone le leggi e la cultura ma questo non vuol dire spalancare le porte all'immigrazione, ma governare il fenomeno conciliando le ragioni della legalità con quelle dell'ospitalità, le ragioni della sicurezza con quelle della solidarietà.