Molte sono state le affermazioni sul porto di Arbatax e con dispiacere devo far notare che tante son state le inesattezze. Per questo vorrei fare per prima cosa chiarezza in merito all’argomento.Tanto per cominciare occorre dire che l’annoso problema della classificazione del porto è un falso problema. In Parlamento infatti è in fase di approvazione la riforma del sistema portuale che riguarderà anche i metodi di classificazione. Oltre a questo è importante sapere che la classificazione del porto, di per sé, non preclude alcun finanziamento: la dimostrazione né è il fatto che il porto di Arbatax ha beneficiato negli ultimi anni di tutta una serie di finanziamenti. Quindi, sarebbe opportuno attendere la riforma nazionale sui porti per poter poi studiare azioni mirate a incentivare altri finanziamenti.
Costituire un’Azienda Speciale.
Anche per quanto riguarda la scelta dell’adesione all’Autorità portuale di Cagliari è in atto una discussione che ritengo inutile. La scelta iniziale di Cagliari era dettata solamente dall’opportunità di avere un riferimento diretto con la Regione pur sapendo che potevano esserci delle difficoltà in merito all’accentramento sul capoluogo della maggior parte del traffico merci e passeggeri, ponendo Arbatax di rincalzo, cosa che tra l’altro si verificherebbe anche con l’adesione all’Autorità Portuale di Olbia. Il problema mi pare un altro, ho l’impressione che ne Cagliari, ne Olbia siano interessate a farsi carico di una piccola realtà come quella di Arbatax. Rimango della mia idea, puntare a costituire in piena autonomia l’Azienda Speciale per lo sviluppo del Porto di Arbatax. Credo che un’alternativa seria sia proprio quella contenuta nell’art. 14 della legge 84 e che, tempo addietro, la “Compagnia lavori portuali” di Arbatax aveva fatto presente: l’istituzione, cioè, di un’ Azienda speciale che gestisca e programmi lo sviluppo dell’intero scalo marittimo, sulla falsa riga del porto di Monfalcone. Questa potrebbe essere una soluzione positiva al rilancio del porto con una piena autonomia, con la possibilità di accedere ai finanziamenti Comunitari, Statali e Regionali e diventando protagonisti del nostro sviluppo portuale. L’Azienda speciale, nel caso, nascerebbe per volontà della Camera di commercio, mentre nella gestione entrerebbero a far parte, oltre a quest’ultima, anche il Comune, la Provincia, la Regione, le associazioni imprenditoriali nonché gli operatori portuali.
Avvio della Rete dei Porti
Non è secondario il problema della costituzione , da parte della Regione, della rete dei porti sardi. La costituzione di quest’ultima è fondamentale, nonché propedeutica per l’ingresso del nostro porto nel circuito dei traffici del Mediterraneo. Questo vorrebbe dire ripensare il sistema portuale italiano e sardo chiaramente in una visione unica, alla base della quale ci sia il coordinamento fra gli scali e le infrastrutture di collegamento con le aree retroportuali. E’ facile per chiunque capire che ci troviamo davanti ad una grossa opportunità ed è per questo che occorre implementare le azioni volte a lenire il forte ritardo in cui la Regione versa al momento.
Le opere infrastrutturali.
Vi sono, poi, tutta una serie di inesattezze riguardo la presenza delle barriere che delimitano l’area sterile sulla banchina di Levante. La presenza delle protezioni metalliche è dettata dal Regolamento n°725 della CEE fatto proprio dal Governo italiano nel 2004 e che ha dato disposizioni a tutte le Autorità portuali e marittime di uniformarsi in merito. La mancanza di tali barriere comprometterebbe l’attracco di qualsiasi traghetto di linea. La rimozione delle barriere può avvenire solo spostando l’attracco delle navi passeggeri, cosa ipotizzabile una volta reso usufruibile il nuovo dente di attracco.
Piano regolatore portuale
Nel 1983 è stato approvato, dall’allora Ministro dei lavori pubblici Nicolazzi, parte del Piano regolatore portuale presentato dal Consorzio industriale di Tortolì-Arbatax e che escludeva il secondo bacino industriale portuale a ponente, ritenendo il volume dei traffici di allora (560-600 mila tonnellate) insufficiente a giustificare la spendita di risorse per la realizzazione del bacino stesso. Oggi, con la chiusura della cartiera, dove i traffici si sono limitati quasi esclusivamente alle navi di linea passeggeri, esistono dei numeri che non giustificano la costruzione di un nuovo bacino portuale. Il risultato è che il bacino portuale esistente è sufficiente al volume dei traffici di oggi. Sicuramente, il porto di Arbatax ha comunque necessità di essere sottoposto a tutta una serie di interventi atti a risanare e completare opere esistenti. Parliamo delle banchine di Riva e di Ponente, che versano attualmente in una situazione preoccupante per i gravi cedimenti strutturali, tale da richiederne la totale interdizione ed inagibilità; della banchina di Levante che presenta pericolosi segni di cedimento e che tutt’ora risulta essere l’unica utilizzata per l’attracco delle navi di linea. Ecco, se vogliamo che il porto di Arbatax riacquisisca in pieno la propria funzionalità non possiamo prescindere da interventi che interessano queste opere esistenti.
E’ chiaro che non si può parlare solo di risanamento sono necessarie anche opere di completamento: occorre portare a compimento il nuovo dente di attracco (per le navi Tirrenia di classe “Bithia” e navi da crociera), l’Avanporto di levante, completando il banchinamento laterale oltre all’elevazione del molo di sovraflutto (muraglione), e procedere con il prolungamento del Avanporto di levante stesso di circa 200 metri. Questo permetterà di mettere in sicurezza tutto il porto e parte della spiaggia della “Capannina”. Sarebbe opportuno, poi, il dragaggio di tutto lo specchio acqueo portuale in modo da poter ripristinare in maniera ottimale la situazione dei fondali. La delibera n°56/12 2009 di Giunta regionale porta gli stanziamenti per l’area industriale di Tortolì-Arbatax a circa 29 Mln di euro, di cui 21,5 Mln destinati al porto.
Conclusioni.
Ecco questo potrebbe essere un buon punto di partenza, il momento in cui la Regione potrebbe dare una risposta forte al territorio; ma, se vogliamo imprimere un’accelerazione alla manovra, occorre che noi tutti facciamo fronte comune per raggiungere l’obiettivo, lasciando da parte le sterili argomentazioni che spesso vengono tirate in ballo e che sicuramente non fanno del bene al territorio.
Franco Sabatini.