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21/12/2009 - La mozione Bersani-Lai lancia la candidatura di Franco Sanna alla segreteria provinciale del PD

La mozione Bersani-Lai lancia la candidatura di Franco Sanna alla segreteria provinciale del PD

Documento programmatico

La mozione Bersani-Lai lancia la candidatura di Franco Sanna alla segreteria provinciale del PD
Documento programmatico
Costruire un partito nuovo ma che sappia cogliere quanto di buono
si può ereditare dalla tradizione, dai partiti fondatori dei democratici. Questo è l’obiettivo che ci dobbiamo porre, che si sono posti Pierluigi Bersani e Silvio Lai e che vorrei pormi nell’affrontare con un rinnovato spirito ed impegno l’esperienza del partito democratico in Ogliastra.
Ci siamo incontrati ognuno con l’orgoglio della propria cultura e con la forza delle proprie radici, ora dobbiamo veramente iniziare a costruire questo nuovo partito.
Il P.D. deve essere prima di tutto un’associazione di donne e di uomini, di ragazze e di ragazzi che si uniscono perché condividono una visione, un progetto, una passione politica. E quindi non si limitano a votare per questo o quel candidato, ma scelgono di impegnare una parte del loro tempo, della loro intelligenza e delle loro energie per far avanzare quel progetto.
Un partito di persone con l’ambizione di poter contribuire a risolvere i problemi dell’Ogliastra interpretandone i sentimenti e le sofferenze, le istanze e le potenzialità, i disagi e i punti di forza e mettendo in azione e in movimento le migliori risorse umane, negli organismi dirigenti come nelle Istituzioni. Un Partito in movimento, un Partito determinato ma capace di mettersi continuamente in discussione. Un Partito veramente popolare.
Dobbiamo partire tutti da un atto di umiltà. L’atto di umiltà deve dirci che noi, da soli, ciascuno per sé, cultura degli ex DS da una parte, ed ex Margherita dall’altra, ed ex socialisti dall’altra ancora, forse, bastiamo a noi stessi, ma non bastiamo più alla nostra regione, alla nostra Provincia, ai nostri giovani.
E allora partiamo da qui: dal non usare più l’espressione noi e voi ma semplicemente noi, Democratici, che non possiamo e non dobbiamo tornare indietro.
Serve un partito per governare la Provincia, per amministrare i Comuni, ma non basta.
La nostra terra non si cambia solo con un buon governo. Si cambia se migliaia di donne e di uomini, di giovani ragazze e giovani ragazzi trovano un’occasione comune per mettersi insieme e provare pure loro a cambiarla questa terra, avendo garantiti per davvero partecipazione e decisione e questo dipenderà anche dalle forme di partecipazione che sceglieremo.
Certezza delle regole e certezza del diritto devono essere il tratto distintivo del PD Ogliastrino.
Un Partito che faccia della solidarietà, dell’uguaglianza, della moralità, dei diritti e del rispetto delle regole il proprio tratto culturale e della laicità il suo tratto metodologico.

Bisogna avere un forte radicamento popolare, qualificato su un asse centrale che vede alleati il lavoro, le imprese sane, le associazioni di cittadinanza con gli strati sociali più colpiti dall’ingiustizia e dall’emarginazione. Un partito capace di formare
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alleanze, con forze politiche che ne condividano gli orientamenti di fondo e che contribuiscano ad una sintesi comune per guidare una realtà complessa che non può essere ridotta né ad un solo partito né ad un solo leader. E le alleanze non sono obbligate o necessarie, sono prima di tutto una scelta culturale e poi politica, di unione tra tutte quelle forze che condividono le origini costituzionali del nostro Paese, la costituzione formale e materiale, la comune visione dell’economia, della società, dei diritti e soprattutto dei doveri.

Questa era l’idea dell’Ulivo di Prodi e noi vogliamo che il PD torni ad essere il figlio legittimo dell’Ulivo.
Questo implica più cose: una democrazia davvero aperta, partecipativa, in grado di coinvolgere anche i cittadini meno propensi all’impegno diretto e quotidiano; quindi una democrazia che punta a miscelare efficacemente diverse forme, antiche e nuove, di democrazia diretta, delegata, deliberativa; una padronanza dei diversi linguaggi e delle diverse tematiche che attraversano oggi una società che è anche ricca di differenze, di attese, di aspettative oltre che di disagi e sofferenze.
Democrazia diretta che non si esaurisce con le primarie, ma si attua con la consultazione, sulle tematiche importanti, degli iscritti e dei cittadini. Le primarie sono utili e giuste quando vengono usate non a scavalco della fatica della democrazia quotidiana e per risolvere le competizioni interne dei gruppi dirigenti, ma per coinvolgere davvero e non episodicamente i cittadini e per attrarre nuovi elettori. Per questo riteniamo importante l’idea su cui si è basato il movimento dell’Ulivo e il percorso costitutivo del PD, che orientava alla diffusa presenza di luoghi (associazioni, fondazioni, centri di studio e ricerca, scuole di formazione alla politica) in grado di favorire l’elaborazione, l’analisi e per queste vie il dibattito, attorno ai problemi ed alle loro soluzioni. Il PD sardo deve diffondere e promuovere questi luoghi come fucine di democrazia.


Con le prossime elezioni amministrative, provinciali e comunali si apre una nuova opportunità e la possibilità di un rilancio vero dopo il non confortante risultato elettorale delle regionali e dopo l’indebolimento della coalizione che ha vinto le provinciali del 2005. Si deve ripartire da una politica delle alleanze che si basi sulla condivisione del programma ma soprattutto sul reciproco riconoscimento. Si riparte nel ricostruire il contenitore del 2005 con l’atteggiamento positivo di chi ha l’ambizione di ricercare rinnovato ma anche più ampio consenso a costo di una profonda e radicale autocritica, qualora se ne ravvedano le ragioni e se ne percepisca la necessità.
Mi pare giusto rimarcare questo aspetto, perché è con questo spirito costruttivo che deve essere affrontata la discussione in questi giorni fino alla data del nostro
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congresso e verso le prossime elezioni amministrative. Più semplicemente deve essere scongiurato il rischio che venga proiettata all’esterno un’immagine di noi, che io reputo falsa, di un gruppetto di persone impegnate a litigare per ragioni poco nobili e disinteressate ai problemi della provincia e della nostra gente.
E’ fondamentale che il nostro dibattito interno sia indirizzato alla ricerca di soluzioni politiche e organizzative forti, in grado di farci tornare a vincere le sfide che ci attendono.

Il Partito Democratico dev’essere il partito dei giovani.
Questo non significa sostenere la filosofia del giovanilismo. Non è l’età anagrafica un passaporto di purezza, o di autorevolezza . E’ tuttavia sicuro che i giovani hanno un oggettivo maggior interesse verso la costruzione di un futuro migliore all’altezza delle proprie aspettative.
Non deve meravigliarci il fatto che la spinta più forte arrivi proprio dai più giovani; non solo perché conosciamo l’intelligenza e la vivacità dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze, ma per la dimostrazione di libertà, la mancanza di condizionamenti e di diffidenze preconcette, la disponibilità di mettersi alla prova nell’interpretazione
della realtà sociale nei nostri comuni e per la fantasia delle proposte politiche, improntate alla speranza ed alla innovazione nelle analisi e nei progetti.
E’ la conferma che i giovani saranno tra i grandi protagonisti del Partito Democratico ed è forte la richiesta che ad essi si guardi senza superficialità, senza la supponenza di chi crede di aver già visto tutto ciò che c’è da vedere e senza paura di una perdita di posizioni.

Abbiamo bisogno di un partito che ricominci ad occuparsi di politica, che esca dalla fase di perenne riorganizzazione, per ricominciare a parlare ai cittadini, agli elettori; quegli elettori che ci hanno abbandonato nelle ultime tornate elettorali, politiche e regionali.
Ci siamo “incartati” nelle nostre discussioni interne, importanti, ma non decisive per i grandi problemi che il Paese deve affrontare, in primis l’emergenza lavoro.
Le primarie hanno definito una scelta e questi congressi sono figli di questa scelta, ricostruire il partito, ricreando quella capillarità che era già dei suoi fondatori, ripartendo dai circoli, dalla base, dagli individui che rappresentano la prima cellula del nuovo Partito Democratico.
Sarà nostro compito, preoccuparci di riorganizzare la struttura partito, dando ruolo alle realtà locali, rendendole partecipi delle scelte territoriali, esercitando un’azione di controllo sul funzionamento degli organismi di governo, che non sono funzionali solo alle logiche di schieramento ma che devono avere un reale ruolo attivo nelle scelte politiche del partito provinciale.


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Dobbiamo riaprire il dialogo con gli elettori, il partito deve ricominciare a parlare come soggettività aggregata, sono finiti i tempi dei solisti, bisogna ragionare di nuovo come squadra. I rappresentanti nelle istituzioni hanno svolto in questa fase un importante ruolo di supplenza, ma si è sentita la mancanza della voce del partito; è giunto il tempo che ciascuno torni al proprio ruolo, gli amministratori ad amministrare, il partito ad indicare la strada ed a rappresentare in maniera omogenea le aspettative dei cittadini/elettori.

In Sardegna, la crisi economica di cui tanto si parla e si legge, ha avuto effetti dirompenti, causati non solo dalle reali difficoltà, ma anche dalla mancanza di provvedimenti tempestivi. Con troppo ritardo stanno arrivando le misure di protezione, i danni subiti dal tessuto produttivo sardo sono ormai ingenti; troppe persone, troppi giovani hanno perso il lavoro. La Regione non ha avuto la capacità di intervenire con tempestività, per non
parlare del Governo nazionale che anziché occuparsi della crisi economica, che ha messo in difficoltà un’ampia fascia di cittadini, ha impiegato le sue energie e il suo tempo a trovare soluzione ai guai giudiziari del suo Presidente e a giustificarne le beghe sentimentali. Le misure presenti in finanziaria arrivano in un momento in cui la “metastasi” del sistema economico isolano è già in stato avanzato. La crisi industriale che nel Sulcis e a Portotorres si manifesta con la chiusura di nuove fabbriche, in Ogliastra si palesa con la difficoltà ormai cronica a far ripartire un embrione di sviluppo industriale.

Dalla chiusura della cartiera ad oggi, nulla è cambiato, l’Intermare Sarda ha svolto un ruolo di supplenza, ma è solo una espressione cantieristica che non rappresenta stabilità, il Polo della Nautica non è decollato. Non voglio entrare oggi nel merito dei motivi per cui non sia partito un nuovo sistema industriale, ma sono fermamente convinto che senza la presenza di un sistema di tal genere, seppur piccolo, l’economia ogliastrina sia monca. Viviamo una fase nella quale non esiste più una classe operaia e vedo limiti nell’azione delle organizzazioni sindacali, dove i pensionati sono sempre più numerosi e la presenza degli operai diminuisce costantemente. L’Ogliastra ha bisogno di un sindacato forte che trovi i propri stimoli e si riavvicini ai problemi reali dei lavoratori, della parte produttiva del territorio, un sindacato che svolga il ruolo di stimolo verso la classe dirigente e politica e non ne subisca solo il fascino.

Vige sempre di più la logica della stagionalità dell’impiego, forestazione, turismo, cantieristica ne sono l’espressione; certo queste forme di occupazione sono meglio di niente, ma non essendo in grado di garantire la certezza della sicurezza
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economica, non consentono di programmare il futuro, di costruire una famiglia, e possono portare a fenomeni di devianza. E’ indispensabile riprendere a parlare di industria, ricostruire i presupposti affinché l’area industriale di Tortoli-Arbatax che è il polo industriale dell’Ogliastra ridiventi il centro motore dell’economia ogliastrina, torni ad essere quel luogo di confronto che è stato nel passato e che ha consentito a questo territorio di fare tante battaglie.
La continuità nel lavoro, la sicurezza delle famiglie, l’assemblearismo positivo, l’impegno sociale, erano tutti elementi positivi che contribuivano a costruire una società ogliastrina variegata, ma equilibrata. La scomparsa del polo industriale, rappresenta un danno sociale enorme.
Dobbiamo ricominciare a parlare di infrastrutture strategiche, è vero sul piano della viabilità siamo riusciti a raggiungere livelli di decenza, il collegamento con Cagliari sta diventando più fluido e apre nuove prospettive per lo sviluppo e la crescita dell’Ogliastra. La trasversale sarda comincia ad uscire dal “cassetto” e da sogno diventa realtà. Non dobbiamo abbandonare l’azione di controllo, che un partito deve fare sulle istituzioni, affinché tali opere vengano completate. Ma dobbiamo pensare alle nostre due più importanti infrastrutture strategiche: il porto e l’aeroporto.

Il primo si trova in una condizione di degrado sia sotto il profilo strutturale che su quello organizzativo. E’ indispensabile investire le risorse allocate dalla Giunta Soru ed implementate dall’attuale governo regionale, per intervenire sul consolidamento delle banchine e sul completamento dell’infrastruttura portuale. E’ questo l’elemento essenziale da cui partire, prima di mettere in cantiere altre opere. Per quanto riguarda l’aeroporto si deve uscire dalla logica della gestione privatistica.

L’aeroporto deve diventare realmente pubblico, bisogna dire basta alle sperimentazioni un po’ approssimative degli ultimi anni, per pensare che la struttura aeroportuale deve realmente essere a disposizione del sistema turistico. La strategia dei voli low cost è quella che consente di mettere in relazione la nostra area geografica con le altre parti dell’Europa e consente di incrementare il flusso in entrata e in uscita. I flussi turistici verso l’Ogliastra mostrano forti segnali positivi bisogna ottimizzare il lavoro fatto investendo ancora sulla cultura, nell’agroalimentare, sull’ambiente.

Ma una attenzione particolare lo dobbiamo avere nei confronti dei giovani.
L’Ogliastra è terra di “fuga di cervelli”, i giovani preferiscono fare altre scelte fuori dal territorio provinciale impoverendo la nostra terra anche di classe dirigente e di classe di governo. Sono le opportunità che mancano, opportunità di lavoro, di crescita professionale, persino di crescita sociale.
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Dobbiamo pretendere che l’attenzione verso il nostro territorio sia rivolta a favorire iniziative che abbiano in sé innovazione e ricerca. Non possiamo permettere che i nostri giovani possano trovare lavoro solo facendo i cuochi e i camerieri, un serio rilancio del comparto industriale, basato su innovazione e ricerca può essere la scommessa per il futuro dell’Ogliastra.
Le buone iniziative non cadono dall’alto, vanno ricercate e sviluppate; troppo fatalismo ha accompagnato la politica territoriale in questi anni, bisogna ricominciare a ragionare seguendo logiche e strategie complesse, pensando al nuovo mondo globale senza confini fisici, ma collegato da quella rete virtuale e reale, che consente a qualsiasi parte del mondo di essere protagonista del proprio futuro.
Investire sull’ Ambiente deve essere una delle parole chiave per lo sviluppo del nostro territorio; dobbiamo smetterla di aver paura di pronunciare la parola “Parco”, sono ormai passati 10 anni dal decreto Ronchi e dal progetto “Parco del Gennargentu”, e ancora non si è costruito niente di serio per il rilancio delle zone interne della nostra Provincia. Riprendiamo come partito tale argomento e rilanciamolo sul tavolo della politica territoriale: la gente è ormai matura per comprendere l’importanza della salvaguardia ambientale come motore reale di sviluppo. Il progetto per il Parco dei Tacchi, nato dalla collaborazione e associazione dei comuni rappresenta un importante modello di programmazione dal basso da prendere come esempio.

Tutelare non significa bloccare lo sviluppo, ma compiere scelte appropriate pensando sia all’oggi che al domani, accantonando le politiche integraliste, è indispensabile rivedere l’approccio all’urbanistica, per consentire lo sviluppo turistico nel rispetto dell’ambiente. Bisogna dirci con chiarezza cosa vogliamo fare delle nostre coste, pensare ad uno sviluppo turistico che trovi la propria ragione nell’offerta di servizi e non nell’incremento di unità abitative. Incrementare la dotazione di posti letto nelle strutture alberghiere, creare attività di supporto legate al benessere e al tempo libero sono azioni vincenti per favorire la crescita turistica dell’Ogliastra. Tutto ciò favorendo processi endogeni e senza aspettare i grandi investitori, puntando sulla creatività e assecondando le nuove aspettative del cliente/turista. Enogastronomia, sport, percorsi ambientali, golf, servizi alla balneazione e alla navigazione, benessere, cultura, su queste tematiche deve svilupparsi l’approccio al nuovo modo di concepire l’offerta turistica.

La nostra azione politica non può prescindere dall’affrontare le questioni legate alle nuove emergenze sociali: l’invecchiamento della popolazione, la disgregazione familiare, le nuove povertà, la noia giovanile. Su questi temi non esistono ricette preconfezionate, ci si
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deve avvicinare con spirito laico cercando di individuare le reali esigenze sociali, i bisogni, evitando l’assistenza fine a se stessa, spesso solo un palliativo dopante, e affrontare i problemi all’origine. Non è questo il contesto per affrontare argomenti così delicati, ma già da ora possiamo affermare che la prima area tematica che dovrà funzionare è necessario sia quella che si occuperà delle tematiche legate agli aspetti sociali.

Non voglio essere un segretario burocrate, che si limita a prendere atto degli accadimenti politici di questo territorio, ma vorrei poter aiutare il nostro partito ad incidere nelle scelte, guidando processi, suggerendo azioni, stimolando non solo dibattiti ma decisioni. Se riuscirò a raggiungere questi obiettivi, potrò considerarmi soddisfatto, in quanto avrò assecondato la mia passione politica e contribuito a migliorare, se non a risolvere, i problemi sociali.


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